Intervista di Mario Miguel Moretta a Davide Bertotti
Introduzione
di Mario Miguel Moretta
Davide Bertotti è musicista di professione, esecutore di repertorio vocale liturgico antico e studioso attento della Storia; da sempre medievista per elezione, saggista e drammaturgo, è autore di diversi lavori legati alla cultura di un mondo complesso che inizia nel V e termina nel XV secolo, denso di vicende umane e politiche ma soprattutto straripante di esaltanti e talvolta inquietanti esperienze spirituali. Un mondo, spesso rievocato in modo distorto da tanta filmografia d’avventura o da componimenti letterari di discutibile spessore, che resta poco noto alle grandi masse sebbene abbia prodotto nei secoli incomparabili capolavori specie in ambito urbanistico, artistico e filosofico. Capita che, nell’immaginazione della gente comune, l’età del Medioevo non goda dello stesso fascino di quella antica che l’ha preceduta, né di quella moderna che l’ha seguita. Parliamo di un tempo animato da figure ritenute “lontane” e forse contrapposte alla nostra sensibilità definita dai sociologi “post-moderna”. Questi personaggi lontani, soprattutto nel tempo, le cui gesta costituiscono una grande fetta di storia dell’umanità, sono papi e imperatori, santi ed eretici, crociati e filosofi, artisti e “streghe”. La loro vita, intimamente incardinata nella trascendenza della cristianità, si dipana tra guerre di conquista e pestilenze, tra costruzioni di superbe cattedrali e fiorenti commerci marittimi e terrestri, tra pellegrinaggi devozionali e singolari ritualità ereditate dal mondo pagano. Si tratta di dieci secoli che, ieri come oggi, nei licei, nell’ora dedicata allo studio del passato, gli studenti recepiscono senza eccessivo entusiasmo. Le ragioni sono tante, sta di fatto che il Medioevo è indicato paradossalmente ancora oggi come un'interminabile ma transitoria “età delle tenebre” e nel linguaggio corrente la parola “oscurantismo” si associa senza tanti distinguo alla parola “medievale”, benché i tanti “buchi neri” del nostro presente siano spesso sottaciuti ovvero elegantemente rimossi. Non meno distorta tra i giovani è l’idea di “progresso” in quanto, se il Medioevo risulta essere poco noto, il terrore del Novecento sembra addirittura non essere mai esistito. Può accadere che qualcuno, senza il piglio del medievista di professione, si accosti seriamente alla lettura di autori quali ad esempio San Bernardo di Chiaravalle, Sant'Ambrogio, San Tommaso ed altri ancora, imparando a rimuovere tanti pregiudizi e riappropriandosi di una dimensione interiore dello spirito che l’uomo contemporaneo ha in gran parte seppellito. Per fortuna la magnifica poesia, l’arte in genere e la ricca filosofia del Medioevo tengono ancora banco nelle scuole, ma il “latino”, ormai ridotto a mero reperto archeologico, non sta reggendo l’aggressiva concorrenza dei nuovi saperi. Lo studio della lingua che ha fatto grande la nostra civiltà diventa, ogni giorno che passa, esclusiva passione per pochi cultori. Raramente si sottolinea il fatto che Dante Alighieri abbia scelto come ultimo compagno del suo viaggio ultraterreno un “Padre” d’eccezione come San Bernardo, il “doctor mellifluus”, emblema di un ideale medievale di vita tutto vocato a scoprire il “senso” profondo delle cose. L’ideale di vita dell’uomo medievale è fortemente ancorato al bisogno (mortificato se non annientato dalla modernità) di attribuire unità di significato a tutto ciò che gli accade intorno. Con Davide Bertotti inizia un colloquio amichevole e franco, non soltanto su questioni di stretto ordine storico e dunque non legate segnatamente all’analisi di eventi che si collocano nel Medioevo. Niente di specialistico, nessuna pedanteria e soprattutto nessuna nostalgia passatista: con lo studioso torinese affronteremo alcuni temi che la “modernità”, cioè la fase storica su cui fonda le sue radici l’odierna post-modernità, è stata ciclicamente costretta a rimeditare alla luce di una colossale mancata promessa; vale a dire l’illusorio convincimento, miseramente disatteso dai fatti storici, che la sola razionalità potesse assorbire e amministrare ogni ambito della esistenza umana.Parleremo di “civiltà”, di “barbarie”, di “secolarizzazione“, di “decadenza”, di “feudalesimo”, di “capitalismo”, di “modernità”, di “fede”, di “scienza”, di “politica”, di “arti”, ecc. allo scopo di stimolare un utile confronto, questo sì, con un passato che sembrerebbe assai meno “buio” di quanto ancora comunemente si ritenga.