Sacra di San Michele 2005
Sacra di San Michele – 23 settembre 2005
Presentazione delle opere musicali
Le opere sacre che questa sera presentiamo rappresentano un paradigma ideale dell’arte musicale gotica franco-fiamminga che va dalla metà del XII alla metà del XV secolo: tali opere sono state scelte nel pieno rispetto del luogo sacro in cui ci troviamo, sia in relazione al contesto storico della sua edificazione, sia in relazione alle potenti suggestioni ricevute dalla sua architettura.
L’Ensemble vocale ‘Il sogno di Polifilo’ ha lavorato su partiture preparate per l’esecuzione dal suo direttore, il Maestro Oto Perillo, il quale, per ciò che concerne la maggior parte delle opere polifoniche della Scuola di Notre Dame, ha effettuato una trascrizione ex novo direttamente dalla fonte originale, ossia dal Codice Pluteus, gioiello della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze.
L’opera che apre questo concerto è il Conductus monodico ‘Beata Viscera Mariae Virginis’ del Magister Perotinus, uno dei massimi fondatori dell’arte polifonica europea. In quest’opera di carattere processionale, attraverso l’uso specifico di moduli ritmici, Perotinus crea sulle parole ‘O mira novitas’ uno dei più stupefacenti arcobaleni melodici che l’intera storia musicale d’occidente possa vantare: la solennità del primo modo gregoriano autentico (denominato dorico) è portata dal Maestro ai suoi massimi vertici di potenza spirituale.
Il Conductus a quattro voci ‘Vetus abit littera’, opera di autore anonimo della Scuola di Notre Dame, è un’opera fra quelle di soggetto natalizio dedicate alla Vergine che, partorendo il Cristo, apre al mondo la nuova èra della salvezza. Al pari delle altre due opere dello stesso genere, presentate nel corso del concerto, questo conductus rivela un ordito polifonico di straordinaria complessità nel trattamento delle dissonanze armoniche, partendo da linee melodiche tutte perfettamente cantabili, tendenti a stabilizzarsi su consonanze perfette stabilite in diversi punti del conductus.
Celeberrimo graduale del Proprium Missae natalizio, ‘Viderunt omnes’ fu probabilmente composto dal Magister Perotinus in occasione del Natale 1198 ed eseguito nella cattedrale di Parigi.
La forma è quella di organum quadruplo e rappresenta il massimo monumento allo stato dell’arte polifonica della Scuola parigina: attraverso l’uso della futura notazione di Francone da Colonia e degli specifici moduli ritmici, il mensuralismo appena nato consentì al compositore di erigere le proprie architetture sonore con procedimenti analoghi a quelle dei più grandi Maestri d’Opera delle cattedrali gotiche francesi e di tutta Europa.
‘Doleo super te – Absalon fili mi’ è uno splendido esempio di mottetto a tre voci della Ars Nova inglese del Trecento. Le melodie delle due voci superiore, di fattura raffinatissima, ricordano ciascuna il lamento di David, il più illustre Re di Israele, sulla morte di Jonathan, suo amico fraterno, figlio di Saul e su quella di Absalon, suo figlio. Alla voce inferiore si ripete una melodia solenne e tragica, sulla quale fioriscono concatenazioni armoniche di notevole rilievo espressivo.
Il 25 marzo 1436, nella Firenze di Cosimo il Vecchio, si celebrò la dedicazione di Santa Maria del Fiore: la città dedicò così la sua cattedrale alla Vergine alla presenza del Sommo Pontefice Eugenio IV (il veneziano Gabriele Condulmer). Fra le varie opere musicali, anche strumentali, presentate in quella circostanza, spiccò il mottetto isoritmico a quattro voci ‘Nuper rosarum flores’ del già celebre compositore fiammingo Guillaume Dufay: quest’opera, basandosi su suddivisioni matematiche del valore delle note poste alle due voci inferiori di ‘tenor’ primo e secondo, unisce tali suddivisioni ad elaborati calcoli addizionali relativi alla quantità di note presenti nelle due voci superiori di ‘triplum’ e ‘motetus’. È noto che alcuni studiosi abbiano individuato in questi calcoli la corrispondenza sia con l’architettura della cupola di Filippo Brunelleschi sia con le dimensioni del Tempio di Salomone; al di là delle riflessioni relative a questa particolare numerologia, la potenza squisitamente musicale dell’artista fiammingo è tale che il mottetto risulta uno dei più straordinari monumenti sonori dell’arte gotica fiammeggiante, quasi una celebrazione dell’autunno del medioevo.
Il canto monodico ‘Sainte Nicholaes’, opera anonima del Duecento inglese, è qui presentato nella elaborazione del Maestro Oto Perillo come esempio semplice e molto efficace di bordone, antica pratica musicale in cui, sopra la linea melodica della voce inferiore, venivano aggiunte altre linee dalle stesse figure ritmiche e alla stessa distanza di intervalli armonici. L’effetto sonoro che ne risulta è severo e delicato al tempo stesso.
Il mottetto isoritmico ‘O Sancte Sebastiane’ fu composto da Dufay verso il 1437. L’isoritmia consiste in una formula ritmica di durata variabile, ripetuta costantemente in una o più voci inferiori, nello stesso momento in cui le due voci superiori cantano melodie su testi differenti, in genere relativi allo stesso argomento. In questo mottetto si invoca il celebre protomartire milanese perché faccia cessare una terribile pestilenza, salvando la vita ai suoi fedeli e custodendoli tutti in salute.
L’Amen finale del mottetto è uno dei più folgoranti esempi di scrittura virtuosistica vocale creata da Dufay, difficilmente eguagliata nella musica del suo secolo e anche di quelli a venire.
La clausula allelujatica ‘Mors’, attribuibile al Magister Perotinus, è una breve opera di soggetto pasquale a quattro voci, inserita nella monodia gregoriana ‘Alleluja. Christus resurgens’.
Il conductus a quattro voci ‘Deus misertus hominis’, forse il più antico esempio musicale di questo genere, celebra la misericordia di Dio per l’umanità, attraverso la cancellazione del peccato di Eva per mezzo della nascita del Cristo dal grembo della Vergine. Severa e quasi drammatica negli accenti melodici realtivi al testo, quest’opera rappresenta con grande potenza espressiva i rapporti già accennati fra le dissonanze armoniche presenti nelle voci e le consonanze, intese come punti di arrivo spesso quasi transitori.
Guillaume Dufay compose il mottetto isoritmico ‘Rite Majorem Jacobum’ probabilmente tra il 1426 e il 1427 a Bologna. Prevedendo la forma del mottetto isoritmico l’uso di testi diversi anche in tutte le voci, Dufay ci offre un grandioso affresco musicale di alcuni celebri episodi di colui che fu ‘fratello’ e discepolo del Cristo, ossia una sorta di ‘alter ego’ umano del Figlio di Dio.
Fra i miracoli del Santo, ‘patrono degli uomini’, vengono ricordate la potente predicazione contro i Farisei, la vittoria su falsi maghi e la liberazione di viandanti prigionieri: Giacomo viene invocato anche per la cessazione delle guerre. Il mottetto è dedicato a Robert Auclou, rettore della chiesa parigina di Saint Jacques de la Boucherie e segretario del cardinale Louis Aleman di Arles, legato del Sommo Pontefice Martino V (il romano Oddone Colonna) a Bologna. Il testo del mottetto è composto sull’acrostico del nome dello stesso rettore, ossia ‘Robertus A(u)clou Curatus Sancti Iacobi’.
Ultimo conductus anonimo della Scuola di Notre Dame è ‘Mundus vergens indefectum’, opera di esplicito riferimento alle guerre succedutesi nel Duecento fra Francia e Inghilterra, sia per il controllo delle terre francesi ancora feudi del Re d’Inghilterra, sia per il controllo commerciale della produzione tessile che avveniva negli attuali Paesi Bassi. Alto è qui il lamento dei francesi nel confronti dell’Inghilterra, definita come la rocca della frode: tutta la Francia è vista invece come una nave senza timoniere, squassata dalle tempeste e prossima alla catastrofe a causa delle durissime campagne militari. La differenza di argomento rispetto alle altre due opere dello stesso genere, dà a quest’ultima suoni e colori meno brillanti del solito: l’uso frequente degli stessi ritmi nelle quattro voci è la testimonianza evidente di una sorta di processione lamentosa.
Il graduale ‘Sederunt principes’, facente parte del Proprium Missae dedicato a Santo Stefano protomartire, è il secondo celebre organum a quattro voci del Magister Perotinus: la data di composizione o la circostanza in cui fu eseguito a Parigi per la prima volta sono incerte. Questo organum, in misura maggiore rispetto a ‘Viderunt omnes’, presenta sezioni in cui le dinamiche sonore delle voci offrono all’ascoltatore prospettive spaziali di rara bellezza; la percezione di uno spazio sonoro e fisico continuamente cangiante fa di quest’opera monumentale uno dei grandi approdi della sapienza musicale europea: Perotinus fu il vero Maestro d’Opera delle nostre catterdrali sonore.
D. B.
Torino, 3 settembre 2005